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giovedì 15 marzo 2018

IL MISTERO HENRI PICK di David Foenkinos


I protagonisti di questo romanzo sono i libri: quelli mai pubblicati, rifiutati o mai presentati a un editore. Grazie all'intuizione di un bibliotecario francese vengono raccolti tra i libri "veri" di una biblioteca di provincia, a Crozon, in Bretagna. 
L'editor (donna!) di una famosa casa editrice, in vacanza presso i genitori con il nuovo compagno, autore in cerca di ispirazione dopo un primo fallimento editoriale, vagabonda tra i libri della biblioteca e incontra, nel reparto "libri rifiutati" un'opera di indubbio valore. 
Questa pare sia stata scritta da un ristoratore del luogo, del quale nessuno avrebbe intuito le capacità espressive e tantomeno artistiche, neppure i familiari stretti. 
Ora l'uomo, tale Henri Pick, è defunto, e Delphine, la protagonista, intuito il valore artistico del manoscritto, decide di appoggiarne la pubblicazione, con un gran tam tam mediatico. 
La novità susciterà reazioni e conseguenze inimmaginabili per le persone coinvolte, fino a un finale-sorpresa che - forse-  darà la risposta al mistero: chi era veramente Henry Pick?

Trama godibilissima, lettura veloce e accattivante, ambientazioni ben curate e personaggi tracciati con cura. 




lunedì 2 maggio 2016

dopo "L'amante giapponese" e "La ragazza di Orchard Street", un'altra storia di emigrazione al femminile

BROOKLYN 
di Colm Tòibin

Eilis è una timida ragazza irlandese che nei primi anni '50 vive accontentandosi di compiacere la madre e la sorella in un piccolo paese, con un lavoro insoddisfacente e in un ambiente pettegolo e deprimente. Tuttavia, quando le sue prospettive vengono ribaltate all'affacciarsi nella sua vita di Padre Flood, un sacerdote emigrato in America, che le propone di trasferirsi a Brooklyn per trovare un nuovo lavoro e sperimentare una nuova esistenza, viene colta da un profondo smarrimento e da una sensazione di nostalgia, dovendo abbandonare casa, famiglia ed ogni certezza.
Brooklyn: Eilis affronta un nuovo mondo, un ambiente di vita lavorativo piacevole e dignitoso, una coabitazione a tratti difficile e non sempre gradevole, ma grazie alla propria dolcezza riesce a intessere intorno a sè una rete di comprensione e di disponibilità (dal professore di contabilità al datore di lavoro, all'ambiente parrocchiale di padre Flood con cui collabora) che sembrano schiuderle le porte della serenità. E finalmente incontra anche l'amore. Non pare mai un amore con la A maiuscola. Eilis fatica a "lasciarsi andare" del tutto, pare sempre controllata e diffidente, per questo non ispira un'immediata simpatia, a tratti pare quasi indolente, sospesa tra il ricordo nostalgico e la mancanza di entusiasmo per il nuovo. Un triste fatto accaduto in Irlanda la spingerà ad un tratto a decidere se ritornare o meno a casa, per sempre o soltanto per chiudere i conti con il passato. Un finale lievemente malinconico trattiene il personaggio e tutta la storia in quel limbo di sentimenti non del tutto appagante e soddisfacente. (inutile dire che amo il lieto fine!)

domenica 1 maggio 2016

LA RAGAZZA DI ORCHARD STREET 
di Susan Jane Gilman


Malka è una bambina russa che emigra con la famiglia (una terribile famiglia nella quale l'affetto e il calore sono sostituiti dal rancore e dall'acredine) in America, carica di sogni e di speranze. Presto il padre fa perdere le proprie tracce, travolgendo ciò che resta della famiglia in una spirale di miseria. A seguito di un terribile incidente nelle strade del Lower East Side, Malka rimane storpia, ma viene adottata dal suo investitore, un ambulante fabbricante di gelati, fatto che segnerà l'inizio della sua vera vita americana. I Dinello, italoamericani, che la ribattezzeranno Lillian, le faranno conoscere, seppure di sghimbescio, il calore di una famiglia vera e la inizieranno a conoscere ciò che, nel tempo, segnerà il suo destino: il gelato. Imparerà un lavoro, incontrerà l'amore, conoscerà la fortuna, la iella, la ricchezza e il fallimento, l'amicizia, lo sfruttamento, l'avidità, delusioni e frustrazioni a iosa. E il suo passato tornerà sempre a segnarla, infastidirla, provocarla.
La storia di Malka/Lillian attraversa tutto il 900, in un affresco di colori, gusti e sensazioni impagabili. Lascia un retrogusto lievemente amaro, come un gelato al limone.

lunedì 28 dicembre 2015

Che bello sognare!!

PARIGI E' SEMPRE UNA BUONA IDEA

di Nicolas Barreau


Come concludere l'anno con un sorriso stampato in faccia: leggendo l'ultimo libro di Barreau!
Iniziato con un pizzico di scetticismo...(sì, è vero, sono una romanticona, pronta a sdilinquirmi per la giusta storia d'amore e l'ambientazione appropriata... tuttavia temprata da buoni libri e poco disposta a transigere su linguaggio e prosa inadeguati) ho presto capitolato: la trama è fin da subito avvincente e terribilmente perfetta come trampolino "onirico" e prosegue con delicatezza e leggerezza tra le viuzze parigine e la prima periferia costellata di villini e giardini fioriti. I protagonisti sono, ovviamente, belli, ricchi e simpatici (e qui la natura ha fatto quel che ha potuto), con un lavoro affascinante (mentre tu ti barcameni per farti piacere il tuo, con gran fatica) e un ambiente di lavoro a dir poco stupendo, un negozietto di cartoline artistiche nel centro di Parigi; l'ambientazione è quella che sogni ogni giorno, trascinata nel tuo quotidiano stress cuneese:  una cittadina graziosa, per carità, ma nè paese avvolgente e rassicurante nè metropoli dalle mille suggestioni. E la storia è di quelle che rasserenano: la seconda chance, sempre dietro l'angolo per tutti, ma che a volte è così difficile scoprire.  
Un libro non per tutti: da evitare accuratamente dagli scettici, dai frustrati, dai cinici e da quelli con i piedi ben saldi per terra. Vorrei che fosse un augurio per tutti, comunque: riuscire, ogni tanto, a camminare qualche palmo sopra la realtà, per affrontare meglio il proprio presente e sperare che anche per noi, un giorno inaspettato, qualcosa giri per il verso giusto. 

lunedì 16 novembre 2015

L'AMANTE GIAPPONESE
 di Isabel Allende

A metà tra il feutillon e l'ironia, la Allende traccia un dolcissimo affresco sul momento della vita più fragile ma anche più  pregno: la vecchiaia. L'esistenza ormai verso il declino di una bella donna, Alma Belasco,  descritta e raccontata con grande maestria, racchiude un'infinità di ricordi e nostalgia, ma pare nascondere ancora desideri e speranze. Si parte dalla Polonia sconvolta dai rastrellamenti nazisti nel ghetto ebraico, per evitare i quali Alma, bambina,  viene separata dai genitori, fino a raggiungere un'agognata libertà negli Stati Uniti, presso i ricchissimi zii californiani. Qui la vita di Alma trascorrerà negli agi e nell'affetto, tuttavia sempre velata di malinconia. Alma non si farà mancare nulla: divenuta una donna dal forte carattere e dall'indiscutibile personalità, raggiungerà la fama e coronerà molti desideri, amata incondizionatamente dal cugino Nathaniel, che sposerà, pur riversando altrove la vera passione amorosa. Passione che riserverà, infatti, al giovane Ichi, figlio del giardiniere giapponese di casa Belasco, e che alimenterà per tutta la vita.
La scrittura della Allende è piacevole: scorrevole, vivace, sagace. Spazia dai drammi novecenteschi legati alla guerra mondiale sino agli attuali dell'Aids e della pedopornografia, dal mondo omosessuale all'eutanasia... sempre in modo delicato e magistralmente condotto, con quel tocco di delicatezza nell'affrontare il tramonto della vita che lascia un senso di dolce malinconia.

giovedì 24 settembre 2015

MORTE A NOTRE-DAME

di Alexis Ragougneau


Un bel giallo con tutti i "crismi", è il caso di dirlo, data l'ambientazione: il delitto, infatti, avviene addirittura all'interno della Cattedrale di Notre Dame a Parigi. I personaggi ruotano attorno ad una giovane e bella donna magrebina, dai costumi piuttosto disinibiti, che viene trovata assassinata ai piedi della statua della Madonna. Commissari di polizia grossolani e pressapochisti, una procuratrice problematica e dal passato oscuro affiancano un giovane sacerdote, Padre Kern, che non si accontenta della sommaria soluzione che viene data sbrigativamente al caso, e decide di indagare per conto suo. La narrazione è avvincente, tuttavia è gravata da descrizioni ed episodi di dubbio gusto, spesso scadenti nella blasfemia,che possono infastidire in certe insistenze assolutamente evitabili. Nel complesso però il giallo tiene bene e incolla il lettore fino ad un soddisfacente finale. Parigi fa da sfondo in modo sfocato e limitato a quartieri piuttosto degradati e lontani dagli stereotipi turistici, ma se ne respira l'aria e ciò può piacere a chi ama la Ville Lumière, in ogni caso. Un bel libro, che val la pena leggere, nonostante tutto.

sabato 15 agosto 2015



UNA TRIADE DI GIALLI ITALIANI
Giuliano Pasini
VENTI CORPI NELLA NEVE
IO SONO LO STRANIERO
IL FIUME TI PORTA VIA
Trovo per caso questo autore recensito  su Tuttolibri della Stampa. Premesso che raramente condivido le recensioni dell'inserto settimanale, solitamente  riservate ad intellettuali un po' snob, a mio parere, ma ho voluto concedere una chance a quest'ultima, piuttosto accattivante. Infatti ho avuto ragione, perchè ho incontrato un nuovo Autore con la A maiuscola, veramente capace e bravo sia nel descrivere che nel narrare. Le sue trame sono abilmente tessute su problematiche storiche o sociali, dalla Resistenza all'immigrazione, alle alluvioni catastrofiche che tormentano il nostro paese. Il protagonista principale ha un suo fascino, che vagamente richiama al Ricciardi di De Giovanni per via della sua "capacità" di leggere gli eventi oltre la realtà. Mentre il primo (vedansi recensioni precedenti) sa ascoltare le ultime parole dei morti, il Commissario Serra di Pasini si abbandona ad un delirio, detto "la danza" che gli consente di vedere ciò che è accaduto nei luoghi ove si sono verificati omicidi, delitti, assassinii.
Entrambi i Commissari sono uomini tormentati e sofferenti, e fanno soffrire le persone che stanno loro accanto, tuttavia  emanano un fascino maledetto che fidelizza il lettore. I gialli di Pasini scorrono veloci su trame ben congegnate e avvincenti. I personaggi sono caratterizzati con maestria e la prosa è ineccepibile. Una serie degna di proseguio e, chissà, di una trasposizione televisiva o cinematografica. Una lettura consigliata agli amanti dei gialli italiani e della bella scrittura.

mercoledì 22 luglio 2015

Una ventata di fresco!

LA VITA NON E' UN FILM  di Chiara Moscardelli

Davvero divertente questo romanzo di Chiara Moscardelli, a metà tra il diario e il thriller nostrano, che ti prende e ti avvince facendosi leggere d'un fiato! Lo stile è fresco e moderno, a tratti veramente gustoso (ho fatto tante risate! Tanto che mio marito talvolta mi guardava allibito). 
La storia è realistica al massimo, i dialoghi pare di ascoltarli dal vicino di tavolo al ristorante o dal collega di lavoro. La trama è ben architettata, riesce a carpirti il giusto. 
Chiara (la protagonista è la stessa scrittrice) vive le sue giornate condite dalla giusta dose di "paranoie" esistenziali, complessi e manie. Insoddisfatta di sè (come la maggior parte di noi donne) è convinta che non vivrà mai all'altezza dei suoi sogni, ricamati sulle trame dei vari film romantici che guarda e riguarda, fino a conoscerli a memoria. Invece...l'incontro con un commissario di polizia, Patrick Garrano, bello e scostante il giusto da farla innamorare, sconvolgerà la sua routine fino a farla precipitare in un vero e proprio "giallo". 
Bello, davvero una ventata d'aria fresca in questa torrida estate cittadina!

giovedì 2 luglio 2015

IL SEGRETO DEGLI ANGELI

 di Camilla Lackberg

In successione abbastanza rapida rispetto al penultimo romanzo, la Lackberg pubblica con tempismo ideale (inizio estate, vacanze, tempo di letture) il suo ottavo giallo. Ritroviamo Erika, Patrick e la loro simpatica famiglia, cognati, suocera, bambini, tutti a far parte di un ambiente sempre piacevole a leggersi, e a far da sfondo alle consuete indagini canoniche di lui ed "estemporanee" di lei. Sull'isoletta di Vado, poco distante da Fjällbacka, torna a vivere la giovane Ebba con il marito, reduce da una tragedia familiare che ha lasciato entrambi prostrati e attoniti. Contemporaneamente iniziano a verificarsi fatti preoccupanti, ai loro danni, che allertano la polizia locale. Viene così alla luce una vecchia storia riguardante l'isola e la Colonia che vi si trovava negli anni '70, e della quale già aveva fatto parte Ebba: tutta la sua famiglia era stata sterminata ed era scomparsa, ad opera di sconosciuti. Un vero mistero, che naturalmente intriga la curiosa Erika, pronta a scriverci un nuovo libro, ma che non pare del tutto concluso, in quanto continuano a verificarsi episodi sconcertanti. Parallelamente scorrono ritratti di vari personaggi, legati alla storia da antichi retaggi. Soltanto alla fine si scopriranno i legami, i collegamenti che condurranno alla soluzione del "giallo". 
Bello, ben scritto, con la solita prosa molto attuale e scorrevole della Lackberg, che fa sì che il libro possa essere divorato in un paio di giorni, nonostante le quasi 500 pagine. 
Inoltre è bello continuare a seguire la storia parallela della famiglia di Erika e Patrick, sempre positiva nonostante le difficoltà, le piccole e grandi tragedie che l'attraversano. 
E che rende quasi "Lackberg-dipendenti"!

martedì 16 giugno 2015

LA  MOGLIE DELL'AVIATORE
 di Melanie Benjamin

Charles Lindbergh, mitico aviatore che trasvolò l'Atlantico in solitaria nel 1927, era un eroe, una leggenda, ma soprattutto, e inesorabilmente, un uomo come gli altri, con luci ed ombre ad offuscarne l'aura, nonché  un marito dal carattere spigoloso e impossibile. 
Anne Morrow conosce il "mito" quando è poco più che un'adolescente, e se ne innamora, con il sogno che lo circonda. In breve tempo diviene sua moglie, anche se la parola "amore" non viene mai pronunciata, per lo meno da parte dello sposo.  
La vita accanto a Lindbergh è tutt'altro che noiosa, sempre sul filo del brivido e dell'avventura, e ben presto diviene sinonimo di ansia e di desiderio di fuga, presa com'é la coppia dallo sfuggire ad ammiratori soffocanti e invadenti allo stremo. Essere un "mito" infatti comporta anche confrontarsi con la follia collettiva e individuale di squilibrati e maniaci. Il primogenito viene rapito ed ucciso a soli due anni, e il dramma incide una lacerazione profondissima in entrambi, che mai sarà lenita, nè dai successi della vita nè dagli altri figli che formeranno la loro bella famiglia. Ma, soprattutto, è il cuore di Charles a rimanere arido e il suo carattere a peggiorare sino a divenire impossibile. Anne vive la sua esistenza all'ombra di un personaggio amato e detestato, che la soffoca  e la forgia continuamente per trasformarla in qualcosa che ella non desidera.  Al contempo, però,  non riesce ad allontanarsene perchè si sente parte di lui. L'analisi dei sentimenti e della crescita di Anne e del rapporto di coppia è dettagliata e profonda. Si arriva a comprendere il perchè degli atteggiamenti di entrambi, perchè appaiono inevitabili, in una descrizione minuziosa e attenta. La storia d'amore, perchè di questo si tratta, anche se di un amore difficile e dalle mille sfaccettature, avvince e affascina fino all'ultima pagina. Commuove profondamente per la vividità delle sensazioni.  
Un bellissimo romanzo, scritto con maestria, che merita davvero leggere.

giovedì 14 maggio 2015

Un tuffo nell'Amsterdam del 1600

  IL MINIATURISTA di Jessie Burton

Attratta più dalla copertina che dal titolo, mi sono avvicinata a questo romanzo con un po' di scetticismo, temendo di trovarmi invischiata in una trama poco avvincente. 
Invece l'opera prima di Jessie Burton fin da subito mi rapisce in una prosa curata e originale, nella quale gli aggettivi spesso vengono usati al comparativo, con termini di paragone inconsueti e curiosi, che la rendono gradevole.
La protagonista è una giovane di buona famiglia, che per motivi economici e di convenienza sociale viene data in sposa a Johannes Brandt, ricco mercante della Compagnia delle Indie. Dopo un matrimonio frettoloso (e non consumato) il marito è partito per uno dei suoi viaggi di lavoro per il mondo e la diciottenne Petronella raggiunge la casa di Amsterdam in compagnia dell'amato pappagallino Peebo; qui incontra la cognata, Marin, personaggio controverso, dapprima scostante e acido, in seguito carica di segreti inconfessabili e di dolori intimi, la domestica Cornelia e il maggiordomo Otto, che subito la lascia esterrefatta per il colore scuro della pelle, mai visto nel suo piccolo mondo d'infanzia. Al rientro del marito la giovane, detta Nella, spera di coronare il sogno d'amore e di maternità, ma verrà crudamente riportata ad una realtà dura e disincantata, nella quale l'amore assume connotazioni distorte e negative. L'ambiente bigotto e l'ottusa mentalità del tempo fanno da contorno alla storia della giovane sposa che, anzichè dedicarsi a costruire la propria vita seguendo le aspirazioni e i desideri del cuore, si troverà a costruire una piccola casa in miniatura, strano e misterioso piccolo mondo, con l'aiuto di un'ambigua miniaturista (sì, al femminile, e non si capisce il perchè, visto il titolo), che nascostamente, senza mai palesarsi, lentamente tesse una tela fatta di premonizioni, presagi, chiaroveggenze inspiegabili.
Un bell'affresco del mondo dei commerci e delle credenze popolari nell'antica Olanda, con belle descrizioni e personaggi ben costruiti. Un finale non del tutto soddisfacente, che tuttavia non lede la piacevolezza di una lettura diversa dal solito.

lunedì 4 maggio 2015

QUOTA 1222  di Anne Holt

Ritrovo Hanne Wilhelmsen, sagace ispettrice di polizia norvegese conosciuta in "Quale verità", paralizzata da un proiettile nella colonna vertebrale, lontana ormai dal distretto in cui operava con solerzia e intuito straordinari, su un treno che conduce a un remoto paese nordico, che deraglia rovinosamente durante una bufera di neve. Dopo un iniziale momento di panico i passeggeri vengono traslocati in un hotel, il Finse 1222 (la quota di altitudine del paese in cui si trova) e qui iniziano a fare la reciproca conoscenza. Poco dopo viene ucciso un sacerdote e, il giorno seguente, un altro. I personaggi che si incontrano sono tutti di un'antipatia eccezionale, a partire da Hanne, ruvida come carta vetrata, urticante e scostante con chiunque le si ponga di fronte. Tranne, forse, con chi è ancor più odioso di lei, come il giovane disadattato sociale Adrian, che da subito le ispira, se non tenerezza, un certo interesse pseudomaterno. La trama scorre piuttosto lenta e pesante come i cumuli nevosi che sommergono l'hotel e i suoi malumori, i colpi di scena sono lievi e prevedibili. Il finale è discreto. Un romanzo che risulta al di sotto delle aspettative, e che viene voglia di terminare in fretta poiché non convince mai a sufficienza. Anche la supponenza e l'atteggiamento aggressivo della protagonista la rendono poco attraente e non ispirano l'empatia che dovrebbe sempre subentrare durante la lettura di un bel libro. Al confronto Olive Kitteridge era un bijou!

sabato 21 marzo 2015

Un piccolo assaggio di felicità

LA FELICITA' DELLE PICCOLE COSE 

di Caroline Vermalle

Sì, devo ammetterlo, sono una fan di Nicolas Barreau e questo libro, da subito, mi aveva incuriosita per la somiglianza cromatica e iconica della copertina. 
In effetti, sulla scia di Barreau, Caroline Vermalle riesce a creare un piacevolissimo affresco parigino, in una Parigi innevata e particolarmente affascinante, con la giusta dose di attesa, lieve intrigo, da leggere d'un fiato. 
Niente di particolarmente approfondito, ma uno di quei libri che, al termine, ti lasciano con il sorriso, la premessa di sogni d'oro, una dolce leggerezza nel cuore. 
In fondo... perchè sempre rigirarsi nei dolori altrui, crogiolarsi in trame oscure e drammatiche: ogni tanto ci vuole un tuffo nel sogno e nella levità dei sentimenti. 
Che, peraltro, tanto lievi non sono. 
Frédéric Solis è un uomo d'affari cui pare non mancare nulla: ricco, affermato avvocato, famoso, bello. Un po' solo, forse, ma appagato dall'amore per l'arte, quella con la A maiuscola (Monet, Sisley, per intenderci) che riesce persino a collezionare. Lentamente si scopre che la sua vita in realtà non è così rosea come appare, che la solitudine corrode il suo animo, e che la passione per i quadri d'autore l'hanno condotto quasi sul lastrico. Proprio nei giorni in cui sta rendendosi conto della sua situazione tutt'altro che serena, egli riceve una misteriosa eredità, da un perfetto sconosciuto, che lo guida in una serie di brevi viaggi nei dintorni di Parigi, alla ricerca di un quadro misterioso.  La ricerca diventerà un viaggio introspettivo e, parimenti, nel lontano passato, segnato dalla scomparsa traumatica del padre quando ancora era bambino. 
 Un simpatico gruppo di comprimari (la segretaria Petronille, e molti personaggi curiosi che incontra via via) lo guideranno alla ricerca della felicità, quella vera, che si può incontrare nelle piccole cose, ma che possono diventare grandissime, se le si sa guardare e apprezzare nel profondo.
Un bel libro, da consigliare a chi è un po' giù, un po' stanco, demotivato e disincantato. 
E' bello, a volte, lasciarsi trasportare da un piccolo viaggio (chi non fuggirebbe, talvolta, da tutto e da se stesso?) inatteso e sorprendente.

mercoledì 18 marzo 2015

 DAL COMMISSARIO... AL VICEQUESTORE...

PISTA NERA
LA COSTOLA DI ADAMO
NON E' STAGIONE
di Antonio Manzini

 Di decennio in decennio, di questura in questura mi sono ritrovata ad Aosta,  al seguito del vicequestore Rocco Schiavone, nato dalla penna di Antonio Manzini. Un altro personaggio affascinante nella sua ruvidezza, che ti trasporta tra le sue indagini con la delicatezza di un orso marsicano, il savoir faire di uno zotico, ma che tuttavia ti diverte, ti circuisce, si fa seguire con passione.
In ogni indagine Schiavone parte con malavoglia e fastidio, considerando il "caso sul groppone" il massimo livello di rottura di scatole. Dal primo spinello del mattino alle eterne notti insonni di uomo frustrato e incattivito dalle intemperanze della vita e dalla solitudine voluta e cercata, i casi si dipanano con estro notevole, in una prosa ineccepibile e ti conducono al finale appagante e soddisfacente che meritano. Non mancano le risate: anche i comprimari, infatti,  sono ben caratterizzati e divertenti (da Pierron a D'Intino e Deruta, vere "macchiette"). 
Una bella scoperta anche questo Schiavone, che val la pena conoscere per piacevoli letture sotto il piumone in questo prolungamento di inverno che appanna ogni domenica.

martedì 17 febbraio 2015

... E QUANDO UNA SI INNAMORA DEL COMMISSARIO....

a proposito della serie "Il Commissario Ricciardi" di Maurizio De Giovanni

 Parti con un tentativo, un approccio scettico nei confronti di un tipo che ti pare paranoico e frustrato, preso da mille paturnie e dall'ossessione nei confronti dell'amore tanto da sembrarti quasi antipatico. Poi ne conosci gli amici, i comprimari, tra cui il Brigadiere Maione, che invece da subito si rende adorabile nella sua mole e nel suo accento partenopeo (stupendo!), il dottor Modo, dalla battuta formidabile, e Bambinella , 'o femminiello, un travestito irresistibile. Infine ti immergi nella prosa sapiente che ti conduce per mano in una Napoli anni '30 che ti pare di toccare, odorare, gustare ad ogni vicolo, e in una serie di delitti violenti da risolvere con arguzia e con quel tocco in più che solo Lui riesce a dare, solo Ricciardi.
Il suo fascino ti avvince chiano chiano e vorresti essere lì anche tu per vederlo girare nei meandri napoletani con le mani in tasca e i capelli al vento, studiarne lo sguardo malinconico e profondo, gli occhi verdi come il ghiaccio, la maledizione sovrastante di vedere i morti e sentirne l'ultimo pensiero.
Ogni libro è un giallo magistralmente condotto, con la giusta dose di suspense e di sorpresa, e parimenti un addentrarsi nella conoscenza dei personaggi, cui ti affezioni via via. E poi Enrica, Livia, le donne del Commissario che vorrebbero amarlo e da cui non riescono a ricevere che delusione e rimpianto, in un alternarsi di avvicinamenti e allontanamenti che tuttavia non sfibrano, anzi avvincono ancor di più.
Una serie di libri da consigliare assolutamente agli amanti del giallo dalla prosa curata e sapiente, a tratti addirittura poetico, che non stanca mai e, piano piano... ti innamora.




domenica 30 novembre 2014

I RAGAZZI BURGESS 
 di Elizabeth Strout


A cinque anni da Olive Kitteridge riecco la Strout con un altro ottimo romanzo: da quel Premio Pulitzer che mi aveva avvinta, inquietata e commossa, ad una nuova storia familiare dalle mille sfaccettature. Tre personaggi, i fratelli Burgess, che non possono non affascinarti, nella loro urticante distanza dalla perfezione, sia nei rapporti interpersonali che nello scorrere delle distinte vite. Il maggiore, Jim, idolatrato dagli altri due, gemelli, per la sua arrogante avvenenza, la grande capacità di gestire ogni situazione, i brillanti successi personali, pare essere sempre in grado di fare il gesto giusto, se si esclude lo sgarbo con cui si approccia ad essi. Ogni sua parola è un insulto, un dispregio sbattuto in faccia, eppure lo amano. Susan, fallita moglie e sorella incapace di accogliere neppure con un piatto caldo o una temperatura decente delle stanze di casa, si affligge per il proprio figlio Zach, altrettanto disadattato e triste. Bob, che tra tutti pare la figura meno negativa, omone malinconico e solo, abbandonato dalla moglie, senza figli, senza amici, senza passatempi soddisfacenti, pare sopportare tutto sulle ampie spalle: l'indifferenza della gemella, il disprezzo del fratello, l'abbandono della moglie, l'apatia del nipote. Un drammatico evento scuote la vita nel Maine, a Shirley Falls: Zach compie un atto di razzismo nei confronti della comunità somala immigrata. La vita di sua madre e dell'intero paese viene sconvolta; occorre richiamare a casa gli zii, da tempo trasferiti a New York. E riportare a galla dissapori, incomprensioni, antiche tragedie e lontani dolori in un susseguirsi di ricordi e di ritorni al presente, sempre carico di domande e di dubbi. Elizabeth Strout non delude, ma come sempre affascina, prende e rapisce, vorresti che la storia continuasse ancora perchè, alla fine, ami quei personaggi così "sbagliati" come se facessero parte del tuo quotidiano. Prosa ineccepibile, particolari deliziosi, descrizioni perfette. Ottimo.

lunedì 10 novembre 2014

RICCIARDI VS ARRIGONI:       1 -1

Da amante del giallo italiano quale sono, ho incontrato diversi personaggi, commissari, ispettori, vice ispettori nel mio percorso.
 Ultimo: Ricciardi, creatura di Maurizio De Giovanni, affascinante commissario in una Napoli fascista, personaggio cupo, malinconico, introverso e misterioso. Affascinante perchè, nella sua cupezza, ti prende, ti conduce per mano nel proprio sordo dolore, che lo scava, lo avvilisce, lo nobilita insieme. Un uomo scomodo, scostante e urticante, ma profondamente attraente, Infatti, pur amato in silenzio da più donne, non riesce ad uscire dalla propria solitudine e vi si rigira, compiaciuto della propria malinconia, con unica concessione all'anziana "tata" cui permette di accudirlo. Un uomo dal segreto dono di vedere i morti, nel loro ultimo attimo di dipartita dalla vita, e grazie ai quali intuisce le soluzioni - ancorchè talvolta prendendone abbagli - di delitti e tragedie.
L'opposto di Arrigoni, milanese degli anni '50, nato dalla penna di Dario Crapanzano, personaggio bonario, sereno, amato e stimato, con una solida famiglia e un contorno di colleghi in perenne adorazione delle sue intuizioni, prettamente concrete e sagaci. Il primo vive in una Napoli ventosa e frustata da veti e divieti di epoca mussoliniana, il secondo in una Milano in pieno dopoguerra, in volonterosa espansione, in ottimistico boom.
Mi è piaciuto tuttavia accostarli in un giudizio globalmente molto positivo, perchè entrambi gli autori riescono a condurti nelle loro indagini con grande maestria e tenendoti in sospeso fino al termine, e ti pare quasi di conoscerli, alla fine, ammirandoli e, perfino, quasi amandoli nei loro difetti e nelle loro debolezze. Due bei personaggi, che merita conoscere a fondo nei diversi libri cui appartengono.

lunedì 11 agosto 2014

UN GIALLO ALLA PIEMONTESE: così così!

CHI BACIA E CHI VIENE BACIATO
di Rosa Mogliasso

Avevo letto il suo "L'assassino qualcosa lascia", e già ne avevo apprezzato la fluidità letteraria e l'ironica "piemontesità", ma altrettanto mi aveva disturbata la volgarità gratuita di certe descrizioni che, anche a non voler essere bacchettoni, è spesso pesante e fastidiosa. Confermo il giudizio: la trama è ben articolata, il giallo decolla lentamente e incuriosisce, anche se i personaggi sono veramente molti e non è facile districarsi nei meandri delle diverse presentazioni.  Ambiente: Torino e dintorni, con sconfinamenti sulla Costa Azzurra. Si parte dall'omicidio di una reporter francese in una casa di appuntamenti di Torino, per scoprire collegamenti con la mafia russa e gironzolare tra i salotti-bene e le numerose storie di "corna e lussuria" ad essi collegati. Divertenti i dialoghi e la dialettica della Commissaria Barbara Gillo, indubbiamente spassosi. Tuttavia le descrizioni di sesso grevi e feticistiche, l'insistenza sui particolari morbosi e l'assenza quasi totale di sentimenti positivi mi indirizza a un giudizio globale mediocre: insomma, non è il mio genere. (Anche qui, la critica giornalistica è entusiastica e gonfia di superlativi, dal Corriere della sera a La Stampa... Bah!!)

UN ROMANZETTO VELOCE VELOCE...

LA RICETTA DEL VERO AMORE di Nicolas Barreau


Un romanzo da leggere in mezz'ora? Et voilà! La storia annacquata ma gradevole di come la gola possa più della spada, specialmente in amore e specialmente a Parigi, dove, come tutti i libri di Barreau, è ambientata, appare molto prevedibile e poco originale. La prova di come, una volta che si è famosi, sia sufficiente sputare su un foglio per essere pubblicati, con tanto di onori, critiche entusiaste, pubblicità a destra e manca. Tuttavia, a voler essere buoni, ha un pregio: si legge velocissimamente, ed è completato da una serie di ricettine di nouvelle cuisine abbastanza fattibili ed intriganti. Bon appétit!

venerdì 8 agosto 2014

VACANZE - ESTATE- CALDO - SOLE - GIALLO- ... E CHE GIALLI!!




IL CORPO DI GHIACCIO 
FALSE APPARENZE
di Kjell Ola Dahl 


Sulla scia di Stieg Larsson, Henning Mankell, Camilla Lackberg....letto un giallo scandinavo ne resti un po' avvinta! Ho scoperto Kjell Ola Dahl e, dopo "Il corpo di ghiaccio" dello stesso autore, ho voluto subito replicare con "False apparenze". 
Non mi ha delusa: la trama è molto avvincente, l'intrigo ben congegnato e non mancano la suspense e i colpi di scena. I personaggi non sono particolarmente affascinanti, anzi appaiono piuttosto brutti e di pessimo carattere (non se ne salva uno!) e la polizia pare composta da elementi un po' paranoici e soprattutto scostanti al massimo tra loro: manca la complicità affettuosa che contraddistingue gli investigatori made in Italy. Tuttavia sono simpatici, da Frank  Frølich a Gunnerstranda, a Lena  Stigersand e Rindal, alla fine ti sembra di conoscere le loro manie, i loro protagonismi e i loro modi rudi e urticanti. Nel secondo, Frølich arresta e subito scarcera una giovane donna sospettata di essere legata con la malavita di Oslo in furti su commissione; ben presto scopre che è la fidanzata di un amico di gioventù e, a complicare le cose, qualche giorno dopo la ritrova cadavere in un cassonetto dei rifiuti. Le indagini riusciranno a far luce sul terribile delitto e scopriranno anche altre inquietanti storie che ne fanno cornice. Molto avvincente, si legge velocemente e soddisfa i giallisti esigenti.