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lunedì 10 novembre 2014

RICCIARDI VS ARRIGONI:       1 -1

Da amante del giallo italiano quale sono, ho incontrato diversi personaggi, commissari, ispettori, vice ispettori nel mio percorso.
 Ultimo: Ricciardi, creatura di Maurizio De Giovanni, affascinante commissario in una Napoli fascista, personaggio cupo, malinconico, introverso e misterioso. Affascinante perchè, nella sua cupezza, ti prende, ti conduce per mano nel proprio sordo dolore, che lo scava, lo avvilisce, lo nobilita insieme. Un uomo scomodo, scostante e urticante, ma profondamente attraente, Infatti, pur amato in silenzio da più donne, non riesce ad uscire dalla propria solitudine e vi si rigira, compiaciuto della propria malinconia, con unica concessione all'anziana "tata" cui permette di accudirlo. Un uomo dal segreto dono di vedere i morti, nel loro ultimo attimo di dipartita dalla vita, e grazie ai quali intuisce le soluzioni - ancorchè talvolta prendendone abbagli - di delitti e tragedie.
L'opposto di Arrigoni, milanese degli anni '50, nato dalla penna di Dario Crapanzano, personaggio bonario, sereno, amato e stimato, con una solida famiglia e un contorno di colleghi in perenne adorazione delle sue intuizioni, prettamente concrete e sagaci. Il primo vive in una Napoli ventosa e frustata da veti e divieti di epoca mussoliniana, il secondo in una Milano in pieno dopoguerra, in volonterosa espansione, in ottimistico boom.
Mi è piaciuto tuttavia accostarli in un giudizio globalmente molto positivo, perchè entrambi gli autori riescono a condurti nelle loro indagini con grande maestria e tenendoti in sospeso fino al termine, e ti pare quasi di conoscerli, alla fine, ammirandoli e, perfino, quasi amandoli nei loro difetti e nelle loro debolezze. Due bei personaggi, che merita conoscere a fondo nei diversi libri cui appartengono.

lunedì 7 ottobre 2013

LETTURE D'AUTUNNO

IL MONDO DI BELLE  di  Kathleen Grissom


Chi non ha amato la Mamie di "Via col Vento?" Ebbene, in questo romanzo di Kathleen Grissom vi si ritrovano molti personaggi simili, ben caratterizzati e altrettanto simpatici, pur in un contesto drammatico e spesso doloroso quale quello del periodo della schiavitù negli Stati Uniti del Sud. Belle è figlia naturale di una schiava e del padrone della piantagione, e vive insieme alla servitù da quando il "capitano" si è sposato e lei è stata allontanata dalla casa padronale. Viene considerata figlia adottiva di Mae, (la Mamie di cui si parlava prima) e con la nuova famiglia vive tutti i drammi di una gestione poco corretta del lavoro da parte di un personaggio negativo e crudele, il capo degli schiavi Ranskin. Le viene affidata anche una bambina bianca, Lavinia, che il capitano ha trasportato sulla sua nave dall'Inghilterra ed è rimasta orfana. Le vicende si alternano tra la parte relativa a Lavinia, che cresce e diventerà addirittura padrona, e quella di Belle, che subisce ogni angheria e sopruso senza riuscire a ricattarsi.
Un bel romanzo, lungo e articolato, che avvince e lascia soddisfatti nel finale.

martedì 6 agosto 2013

ESTATE... TEMPO DI LETTURA

SENTIERO NERO di Asa Laarsson

L'Autrice, Laarsson sulla scia del primo Laarsson (o è venuta prima lei?) ci catapulta in una Svezia ovviamente fredda, ma inspiegabilmente squallida, truce, triste, malinconica, fatta di puzza di renna e ambienti grigi e sporchi; i personaggi sono tutti un po' paranoici, provengono da famiglie catastrofiche, prive di ogni calore umano, figli senza madri o di madri schizofreniche, padri che abbandonano e patrigni alcolizzati. Le case sono conteiner di eternit che trasudano odori di cibo che si assommano a quelli di panni stesi accanto alle stufe, oppure castelli opulenti di arricchiti pazzi e maniaci. Si passa dalla gelida Svezia all'Uganda dei trafficanti di armi e di soldati bambini, e in questi movimenti sguazza una banda di trafficanti miliardari, disposta a tutto per lucrare sulla pelle dei più deboli. La trama è avvincente, un thriller senza tregua che però è lievemente prevedibile fin dall'inizio. Una lettura accattivante, ma che lascia un po' di amaro in bocca.

lunedì 5 agosto 2013






ESTATE... TEMPO DI LETTURA

L'AMORE IN UN CLIMA FREDDO di Nancy Mitford

INGLESISSIMA NOIA!

Il romanzo presenta la nobiltà inglese, a cavallo tra le due guerre, nella piena indolenza della vita di campagna: feste, cene, salotti, caminetti, gioielli, fasti e smancerie in un caleidoscopio di immagini manieristiche. La trama è praticamente inesistente: i personaggi fanno da padrone, nel susseguirsi di giornate sempre uguali, eleganti e fastose fino alla nausea, pigri e snob all'eccesso, mentre nulla avviene di particolarmente intrigante, a parte un matrimonio "scandaloso" e l'avvento di un nipote talmente gay da sfiorare la caricatura a scuotere l'indolenza di palazzo.
L'amore in un clima freddo è, forse, questo. freddezza. Non esiste un accenno all'amore autentico, gli sposi vivono insieme in una quotidianità che si limita ai dialoghi a colazione, senza alcun trasporto; nascono i figli, ma non viene esternata alcuna gioia; muoiono le mogli, ma il lutto si limita all'allontanamento dalle feste per un po'. Terribilmente english, terribilmente BORING!!!

mercoledì 31 ottobre 2012

UN REGALO ALLE MIE AMICHE

Vi regalo un assaggino del mio ultimo lavoro. Se vi piace fatemelo sapere e... vado avanti!
Sì, infatti è in embrione e mi sta appassionando molto. 
Ho incontrato Emma, donna dolcissima e un po' "incasinata", alle prese con una storia intrigante. Un piccolo dono per questo inizio d'autunno così freddo e malinconico...


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(...) Nella bassa era sufficiente un accenno di calore sotto il cielo appena grigio da sembrare bianco, per dar adito alla convinzione che sarebbe stata un'estate torrida. L'aria si fermava e le teste già scrollavano: l'è rivà1. Si presagivano serate dietro le zanzariere e bracciate di torce alla citronella davanti all'uscio delle cascine. E non si era neppure a giugno. Non stanchi di autunni statici di brina e nebbia ad alternarsi tra notte e giorno, inverni immoti di neve e fiati fumosi, primavere piovose e rado sole tra una e l'altra acqua, i vecchi sembravano scongiurare il freddo lamentandosi del caldo. Si sa mai, la natura volesse soltanto far dispetto vedendoci appagati. A fine maggio era esplosa l'estate, e avevano dovuto tirar giù dall'armadio quattrostagioni le camicette di mussola e le gonne di gabardin, chè le palandrane di lana facevano calar la pressione fino al collasso, sennò.
- Ce n'è già di gente?
- Sette macchine. Ma di' un po' se si mettono vicine: fan finta di cercare l'ombra e una qua e una là... Guarda, guarda, c'è Rita con l'avvocato... uuhh come è venuto magro.... e quella là sarà la figlia? - Netta, scostata la tendina fino al naso, guardava con un occhio solo, aguzzando lo sguardo dietro le spesse lenti che le facevano le pupille grandi come olive, dopo l'operazione di cataratta. Ma ci vedeva benissimo.
- C'è già il prete?
- No, nemmeno la macchina da morto. E nemmeno Emma.
- Bè, comunque è meglio se andiamo. Tè, prendi il velo.
Quindi Cia afferrò il bastone e lo porse alla sorella, poi curvò il braccio destro a mò di ulteriore appoggio e Netta vi si arrancò. Tre mandate alla porta e, piano piano, giù per le scale della palazzina anni '70. Avevano investito la sua buonuscita in quell'alloggio elegante e comodo al piano rialzato, pavimenti in granito e porte in noce nazionale. Ne erano fiere e ne uscivano poco.
- E Adelaide?
- E' scesa da un macchinone... sarà l'ultimo "socio"...
- Ssshht! Che devi fare la comunione!
- Bè, lo san tutti, non dico mica niente di nuovo...
- Sua mamma si rivolterebbe nella tomba, buna dona, tanto brava... - Cia scrollò il capo.
- E adesso anche sua zia. Maddalena resta sua zia, no?
- Certo, la sorella di suo padre, nostri secondi cugini per parte di madre, che era magna2 Scunda...
- Tanto brava magna Scunda...
Le due sorelle procedevano lentamente, dondolando e assecondando il movimento delle anche di Netta; Cia la sovrastava di almeno mezzo metro, e la sua postura diritta e dignitosa faceva da contraltare a quella curva e anchilosata della più bassa. Attraversarono la larga piazza antistante, da un lato, casa loro e, dall'altro, la Parrocchiale di San Cosma, ed, avvicinandosi, non smettevano di analizzare, in puntuale radiocronaca, i presenti e gli assenti.
- Guarda, guarda, i cugini Prandi, là dietro!
Cia strinse le labbra per nascondere un sorriso che le fece fremere le spalle. - I cugini "Prendi"?
- Sì, "prendi e scappa", lazzaroni... (velato riferimento all'ultimo diverbio ereditario)
Da un'elegante berlina bianca, l'antica Lancia del conte buonanima, scese la contessa Giribaldi. Tutti istintivamente le fecero spazio e l'assembramento si allargò di fronte al portale neogotico, dove stazionava in attesa dell'arrivo della defunta.
La contessa non era parente di Maddalena, ma non mancava mai ai funerali delle persone per bene, che le erano state vicine negli anni, a servizio, nel banco della chiesa, nelle botteghe del paese, o rarissime amiche. E conferiva, con la sua stessa presenza, un alone di maggior rispettabilità anche a coloro che veniva a omaggiare.
Alcuni visi si alzarono all'arrivo delle sorelle, altri capi si inchinarono in saluto, qualche donna si avvicinò.
- Che caldo, oggi - disse Maria facendosi aria con il libretto da messa e facendo dondolare il rosario intrecciato tra le dita.
"Bel commento per essere la figlia" pensò Netta alzando un sopracciglio.
Un gruppo parlottava fittamente. Erano dei giovani che si ritrovavano dopo anni di assenza dal paese.
Parenti lontani che faticavano a riconoscersi dall'ultimo funerale o matrimonio che li aveva visti insieme.
- Ma no che non sei Alberto? Ti ho preso per tuo zio, sei uguale! Ma l'altra volta avevi ancora i pantaloni corti!
- E tu chi sei? Lorenzooo? Maddò quanto sei alto, cosa fai, le superiori?
- Ssssht! - qualcuno zittì, e la lunghissima automobile grigio-perla si avvicinò al sagrato mordendo l'asfalto in perfetto silenzio.
Don Curetti uscì accompagnato dal chierichetto con turibolo ondeggiante e si avvicinò con il microfono tra le mani e l'amplificatore appeso alla spalla con una lunga cinghia.
Emma fu subito al suo fianco, come si conveniva ai parenti stretti, anche se, in verità, la parente più prossima era la figlia, dalla quale, tuttavia, Maddalena non avrebbe preteso tanto.
Decine di occhi la vivisezionarono, ma il suo sguardo era fisso sulla bara, serio, determinato, incurante. Non un accenno di saluto, non un cedimento.
- Stessi occhi di suo padre, fredda come il marmo - mormorò Netta.
- Lo vedremo, al momento buono. Quando saprà che i soldi di Maddalena sono in un altro posto. Voglio proprio vedere che faccia farà. - Cia strinse gli occhi in un sorriso verso la contessa che le stava guardando, e con un leggero strattone guidò la sorella verso la navata che, lentamente, si stava riempiendo.
1 Piemontese: E’ arrivato (il caldo)
2 Piemontese: zia

ASPETTO ....