Ritrovo Hanne Wilhelmsen, sagace ispettrice di polizia norvegese conosciuta in "Quale verità", paralizzata da un proiettile nella colonna vertebrale, lontana ormai
dal distretto in cui operava con solerzia e intuito straordinari, su un
treno che conduce a un remoto paese nordico, che deraglia rovinosamente
durante una bufera di neve. Dopo un iniziale momento di panico i
passeggeri vengono traslocati in un hotel, il Finse 1222 (la quota di
altitudine del paese in cui si trova) e qui iniziano a fare la reciproca
conoscenza. Poco dopo viene ucciso un sacerdote e, il giorno seguente,
un altro. I personaggi che si incontrano sono tutti di un'antipatia
eccezionale, a partire da Hanne, ruvida come carta vetrata,
urticante e scostante con chiunque le si ponga di fronte. Tranne, forse,
con chi è ancor più odioso di lei, come il giovane disadattato sociale
Adrian, che da subito le ispira, se non tenerezza, un certo interesse
pseudomaterno. La trama scorre piuttosto lenta e pesante come i cumuli
nevosi che sommergono l'hotel e i suoi malumori, i colpi di scena sono
lievi e prevedibili. Il finale è discreto. Un romanzo che risulta al di
sotto delle aspettative, e che viene voglia di terminare in fretta
poiché non convince mai a sufficienza. Anche la supponenza e
l'atteggiamento aggressivo della protagonista la rendono poco attraente e
non ispirano l'empatia che dovrebbe sempre subentrare durante la
lettura di un bel libro. Al confronto Olive Kitteridge era un bijou!
Luisa Gossa è stata un’insegnante cuneese nella Scuola Elementare per molti anni. A sorpresa, nonostante i suoi alunni conoscessero già bene la sua passione per la lettura ed anche per la scrittura, ha pubblicato nell’aprile 2009 il suo primo romanzo: “Oltre la notte”. Nel dicembre 2010 è uscito il suo secondo romanzo: "I giorni nascosti". Con il pensionamento ha ripreso la scrittura, passione mai sopita, ed ha pubblicato a dicembre 2024 il suo terzo romanzo: "Resti tra noi"
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lunedì 4 maggio 2015
QUOTA 1222 di Anne Holt
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sabato 21 marzo 2015
Un piccolo assaggio di felicità
LA FELICITA' DELLE PICCOLE COSE
di Caroline Vermalle
Sì, devo ammetterlo, sono una fan di Nicolas Barreau e questo
libro, da subito, mi aveva incuriosita per la somiglianza cromatica e
iconica della copertina.
In effetti, sulla scia di Barreau, Caroline
Vermalle riesce a creare un piacevolissimo affresco parigino, in una Parigi
innevata e particolarmente affascinante, con la giusta dose di attesa,
lieve intrigo, da leggere d'un fiato.
Niente di particolarmente
approfondito, ma uno di quei libri che, al termine, ti lasciano con il
sorriso, la premessa di sogni d'oro, una dolce leggerezza nel cuore.
In
fondo... perchè sempre rigirarsi nei dolori altrui, crogiolarsi in trame
oscure e drammatiche: ogni tanto ci vuole un tuffo nel sogno e nella
levità dei sentimenti.
Che, peraltro, tanto lievi non sono.
Frédéric
Solis è un uomo d'affari cui pare non mancare nulla: ricco, affermato
avvocato, famoso, bello. Un po' solo, forse, ma appagato dall'amore per
l'arte, quella con la A maiuscola (Monet, Sisley, per intenderci) che
riesce persino a collezionare. Lentamente si scopre che la sua vita in
realtà non è così rosea come appare, che la solitudine corrode il suo
animo, e che la passione per i quadri d'autore l'hanno condotto quasi
sul lastrico. Proprio nei giorni in cui sta rendendosi conto della sua
situazione tutt'altro che serena, egli riceve una misteriosa eredità, da
un perfetto sconosciuto, che lo guida in una serie di brevi viaggi nei
dintorni di Parigi, alla ricerca di un quadro misterioso. La ricerca
diventerà un viaggio introspettivo e, parimenti, nel lontano passato,
segnato dalla scomparsa traumatica del padre quando ancora era bambino.
Un simpatico gruppo di comprimari (la segretaria Petronille, e molti
personaggi curiosi che incontra via via) lo guideranno alla ricerca della
felicità, quella vera, che si può incontrare nelle piccole cose, ma che
possono diventare grandissime, se le si sa guardare e apprezzare nel
profondo.
Un bel libro, da consigliare a chi è un po' giù, un po' stanco, demotivato e disincantato.
Un bel libro, da consigliare a chi è un po' giù, un po' stanco, demotivato e disincantato.
E' bello, a volte, lasciarsi trasportare da
un piccolo viaggio (chi non fuggirebbe, talvolta, da tutto e da se
stesso?) inatteso e sorprendente.
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mercoledì 18 marzo 2015
DAL COMMISSARIO... AL VICEQUESTORE...
PISTA NERA
LA COSTOLA DI ADAMO
NON E' STAGIONE
di Antonio Manzini
Di decennio in decennio, di questura in questura mi sono ritrovata ad Aosta, al seguito del vicequestore Rocco Schiavone, nato dalla penna di Antonio Manzini. Un altro personaggio affascinante nella sua ruvidezza, che ti trasporta tra le sue indagini con la delicatezza di un orso marsicano, il savoir faire di uno zotico, ma che tuttavia ti diverte, ti circuisce, si fa seguire con passione.
Una bella scoperta anche questo Schiavone, che val la pena conoscere per piacevoli letture sotto il piumone in questo prolungamento di inverno che appanna ogni domenica.
PISTA NERA
LA COSTOLA DI ADAMO
NON E' STAGIONE
di Antonio Manzini
Di decennio in decennio, di questura in questura mi sono ritrovata ad Aosta, al seguito del vicequestore Rocco Schiavone, nato dalla penna di Antonio Manzini. Un altro personaggio affascinante nella sua ruvidezza, che ti trasporta tra le sue indagini con la delicatezza di un orso marsicano, il savoir faire di uno zotico, ma che tuttavia ti diverte, ti circuisce, si fa seguire con passione.
In ogni indagine Schiavone parte con malavoglia e fastidio, considerando il "caso sul groppone" il massimo livello di rottura di scatole. Dal primo spinello del mattino alle eterne notti insonni di uomo frustrato e incattivito dalle intemperanze della vita e dalla solitudine voluta e cercata, i casi si dipanano con estro notevole, in una prosa ineccepibile e ti conducono al finale appagante e soddisfacente che meritano. Non mancano le risate: anche i comprimari, infatti, sono ben caratterizzati e divertenti (da Pierron a D'Intino e Deruta, vere "macchiette").
Una bella scoperta anche questo Schiavone, che val la pena conoscere per piacevoli letture sotto il piumone in questo prolungamento di inverno che appanna ogni domenica.
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martedì 28 gennaio 2014
L'ALBA DEL MONDO di Rhidian Brook
In un'Amburgo devastata dalla guerra e dalla distruzione, Lewis Morgan,
colonnello inglese incaricato della gestione del territorio da parte
degli Alleati, si trova a dover coabitare con Stephan Lubert, architetto
tedesco, e Frida, sua figlia, nella splendida dimora di quest'ultimo,
con la moglie Rachel e il figlioletto Edmund. Ognuno di loro,
profondamente segnato dalla sofferenza e dalla morte, incontra non poche
difficoltà di comunicazione, chiuso nel proprio dolore e in un sordo
rancore che impedisce al desiderio di rinascere di emergere. Sarà lungo
il percorso di crescita, che porterà i bambini a scontrarsi duramente
con il dolore altrui per misurare il proprio, e gli adulti a cercare
risposte in un sogno di evasione e in una passione irrealizzabile. Il
romanzo è bellissimo, avvince e stringe il cuore in una morsa di
tristezza e di notte, necessaria per poter assaporare la bellezza
dell'alba, rapisce e fa riflettere sulla bruttezza della guerra e
dell'odio, che possono essere vinti soltanto dall'amore. E soltanto
l'amore, quello più autentico, riuscirà a portare tutti a una vera
rinascita.
lunedì 9 dicembre 2013
LETTURE D'INVERNO
OGNI CONTATTO LASCIA UNA TRACCIA
OGNI CONTATTO LASCIA UNA TRACCIA
di Elanor Dymott
Dopo una breve rimpatriata ad Oxford nel College in cui si sono conosciuti, Alex e Rachel stanno per rientrare, quando lei gli chiede un attimo di solitudine per rivedere il lago della sua giovinezza. Poco dopo Alex la ritroverà morta. Assassinata. Nella lenta riemersione dalla disperazione, Alex ripercorre la vita di sua moglie, venendo a conoscenza di aspetti inimmaginabili, che lo lasciano spesso incredulo e sgomento. Grazie all'aiuto di un professore, Harry, che ridisegna con lui il ritratto di Rachel, donna enigmatica e dai mille risvolti, Alex riesce a trovare un senso all'inspiegabile delitto e a farsene una pur angosciata ragione. Bello, intrigante, coinvolgente. Scritto magistralmente, è l'ideale da leggere in un freddo inverno, alla penombra del solstizio, in piacevoli ore di suspence e di pathos.
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venerdì 29 novembre 2013
NON MI SONO ACCORTA CHE SONO PASSATI DUE MESI!!!mesi intensissimi di lavoro e di bambini... anche le mie letture vanno a rilento.Ho ripreso in mano un classico (riletto almeno 10 volte, ma troppo indicato per questo periodo) ossia "SOLSTIZIO D'INVERNO" di R. Pilcher. Lo consiglio di cuore a chi, come me, è stanco, ma ha ancora voglia di sognare un Natale "con i fiocchi"...
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