Bello, molto ben scritto, questo giallo scandinavo si differenzia dagli altri per un'analisi più approfondita dei personaggi e delle situazioni. Della protagonista, Hanne Wilhelmsen, veniamo a conoscere i segreti più reconditi e le angosce che fin da bambina hanno ostacolato la vita familiare e di relazione. E che ne hanno fatto una donna, un'ispettrice di polizia, dalle mille sfaccettature e dall'intelligenza acuta e vibrante. Soltanto la sua intuizione, la sua grande capacità di sondare l'animo umano e di non fermarsi alle apparenze, consentono il dipanarsi di questo giallo misterioso e apparentemente insolubile. Una sera d'inverno, prossimo il Natale, vengono uccise quattro persone in un lussuoso appartamento di Oslo. Tre di esse appartengono ad una ricca e potente famiglia di armatori; la quarta è sconosciuta e del tutto slegata dal contesto. Che cosa la legava agli altri personaggi? Questo il nodo attorno al quale Hanne si rigira, fino alla soluzione finale, bella e inattesa. Un bel libro, abbastanza impegnativo se non si vuol perderne descrizioni e analisi, avvincente e appagante.
Luisa Gossa è stata un’insegnante cuneese nella Scuola Elementare per molti anni. A sorpresa, nonostante i suoi alunni conoscessero già bene la sua passione per la lettura ed anche per la scrittura, ha pubblicato nell’aprile 2009 il suo primo romanzo: “Oltre la notte”. Nel dicembre 2010 è uscito il suo secondo romanzo: "I giorni nascosti". Con il pensionamento ha ripreso la scrittura, passione mai sopita, ed ha pubblicato a dicembre 2024 il suo terzo romanzo: "Resti tra noi"
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martedì 7 ottobre 2014
QUALE VERITA' di Anne HOLT
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lunedì 7 ottobre 2013
LETTURE D'AUTUNNO
IL MONDO DI BELLE di Kathleen Grissom
IL MONDO DI BELLE di Kathleen Grissom
Chi non ha amato la Mamie di "Via col Vento?" Ebbene, in questo romanzo
di Kathleen Grissom vi si ritrovano molti personaggi simili, ben
caratterizzati e altrettanto simpatici, pur in un contesto drammatico e
spesso doloroso quale quello del periodo della schiavitù negli Stati
Uniti del Sud. Belle è figlia naturale di una schiava e del padrone
della piantagione, e vive insieme alla servitù da quando il "capitano"
si è sposato e lei è stata allontanata dalla casa padronale. Viene
considerata figlia adottiva di Mae, (la Mamie di cui si parlava prima) e
con la nuova famiglia vive tutti i drammi di una gestione poco corretta
del lavoro da parte di un personaggio negativo e crudele, il capo degli
schiavi Ranskin. Le viene affidata anche una bambina bianca, Lavinia,
che il capitano ha trasportato sulla sua nave dall'Inghilterra ed è
rimasta orfana. Le vicende si alternano tra la parte relativa a Lavinia,
che cresce e diventerà addirittura padrona, e quella di Belle, che
subisce ogni angheria e sopruso senza riuscire a ricattarsi.
Un bel romanzo, lungo e articolato, che avvince e lascia soddisfatti nel finale.
Un bel romanzo, lungo e articolato, che avvince e lascia soddisfatti nel finale.
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mercoledì 31 ottobre 2012
UN REGALO ALLE MIE AMICHE
Vi regalo un assaggino del mio ultimo lavoro. Se vi piace fatemelo sapere e... vado avanti!Sì, infatti è in embrione e mi sta appassionando molto.
Ho incontrato Emma, donna dolcissima e un po' "incasinata", alle prese con una storia intrigante. Un piccolo dono per questo inizio d'autunno così freddo e malinconico...
-->
(...) Nella
bassa era sufficiente un accenno di calore sotto il cielo appena
grigio da sembrare bianco, per dar adito alla convinzione che sarebbe
stata un'estate torrida. L'aria si fermava e le teste già
scrollavano: l'è rivà1.
Si presagivano serate dietro le zanzariere e bracciate di torce alla
citronella davanti all'uscio delle cascine. E non si era neppure a
giugno. Non stanchi di autunni statici di brina e nebbia ad
alternarsi tra notte e giorno, inverni immoti di neve e fiati fumosi,
primavere piovose e rado sole tra una e l'altra acqua, i vecchi
sembravano scongiurare il freddo lamentandosi del caldo. Si sa mai,
la natura volesse soltanto far dispetto vedendoci appagati. A fine
maggio era esplosa l'estate, e avevano dovuto tirar giù dall'armadio
quattrostagioni le camicette di mussola e le gonne di gabardin, chè
le palandrane di lana facevano calar la pressione fino al collasso,
sennò.
-
Ce n'è già di gente?
-
Sette macchine. Ma di' un po' se si mettono vicine: fan finta di
cercare l'ombra e una qua e una là... Guarda, guarda, c'è Rita con
l'avvocato... uuhh come è venuto magro.... e quella là sarà la
figlia? - Netta, scostata la tendina fino al naso, guardava con un
occhio solo, aguzzando lo sguardo dietro le spesse lenti che le
facevano le pupille grandi come olive, dopo l'operazione di
cataratta. Ma ci vedeva benissimo.
-
C'è già il prete?
-
No, nemmeno la macchina da morto. E nemmeno Emma.
-
Bè, comunque è meglio se andiamo. Tè, prendi il velo.
Quindi
Cia afferrò il bastone e lo porse alla sorella, poi curvò il
braccio destro a mò di ulteriore appoggio e Netta vi si arrancò.
Tre mandate alla porta e, piano piano, giù per le scale della
palazzina anni '70. Avevano investito la sua buonuscita in
quell'alloggio elegante e comodo al piano rialzato, pavimenti in
granito e porte in noce nazionale. Ne erano fiere e ne uscivano poco.
-
E Adelaide?
-
E' scesa da un macchinone... sarà l'ultimo "socio"...
-
Ssshht! Che devi fare la comunione!
-
Bè, lo san tutti, non dico mica niente di nuovo...
-
Sua mamma si rivolterebbe nella tomba, buna dona, tanto brava... -
Cia scrollò il capo.
-
E adesso anche sua zia. Maddalena resta
sua zia, no?
-
Certo, la sorella di suo padre, nostri secondi cugini per parte di
madre, che era magna2
Scunda...
-
Tanto brava magna
Scunda...
Le
due sorelle procedevano lentamente, dondolando e assecondando il
movimento delle anche di Netta; Cia la sovrastava di almeno mezzo
metro, e la sua postura diritta e dignitosa faceva da contraltare a
quella curva e anchilosata della più bassa. Attraversarono la larga
piazza antistante, da un lato, casa loro e, dall'altro, la
Parrocchiale di San Cosma, ed, avvicinandosi, non smettevano di
analizzare, in puntuale radiocronaca, i presenti e gli assenti.
-
Guarda, guarda, i cugini Prandi, là dietro!
Cia
strinse le labbra per nascondere un sorriso che le fece fremere le
spalle. - I cugini "Prendi"?
-
Sì, "prendi e scappa", lazzaroni... (velato riferimento
all'ultimo diverbio ereditario)
Da
un'elegante berlina bianca, l'antica Lancia del conte buonanima,
scese la contessa Giribaldi. Tutti istintivamente le fecero spazio e
l'assembramento si allargò di fronte al portale neogotico, dove
stazionava in attesa dell'arrivo della defunta.
La
contessa non era parente di Maddalena, ma non mancava mai ai funerali
delle persone per bene, che le erano state vicine negli anni, a
servizio, nel banco della chiesa, nelle botteghe del paese, o
rarissime amiche. E conferiva, con la sua stessa presenza, un alone
di maggior rispettabilità anche a coloro che veniva a omaggiare.
Alcuni
visi si alzarono all'arrivo delle sorelle, altri capi si inchinarono
in saluto, qualche donna si avvicinò.
-
Che caldo, oggi - disse Maria facendosi aria con il libretto da messa
e facendo dondolare il rosario intrecciato tra le dita.
"Bel
commento per essere la figlia" pensò Netta alzando un
sopracciglio.
Un
gruppo parlottava fittamente. Erano dei giovani che si ritrovavano
dopo anni di assenza dal paese.
Parenti
lontani che faticavano a riconoscersi dall'ultimo funerale o
matrimonio che li aveva visti insieme.
-
Ma no che non sei Alberto? Ti ho preso per tuo zio, sei uguale! Ma
l'altra volta avevi ancora i pantaloni corti!
-
E tu chi sei? Lorenzooo? Maddò quanto sei alto, cosa fai, le
superiori?
-
Ssssht! - qualcuno zittì, e la lunghissima automobile grigio-perla
si avvicinò al sagrato mordendo l'asfalto in perfetto silenzio.
Don
Curetti uscì accompagnato dal chierichetto con turibolo ondeggiante
e si avvicinò con il microfono tra le mani e l'amplificatore appeso
alla spalla con una lunga cinghia.
Emma
fu subito al suo fianco, come si conveniva ai parenti stretti, anche
se, in verità, la parente più prossima era la figlia, dalla quale,
tuttavia, Maddalena non avrebbe preteso tanto.
Decine
di occhi la vivisezionarono, ma il suo sguardo era fisso sulla bara,
serio, determinato, incurante. Non un accenno di saluto, non un
cedimento.
-
Stessi occhi di suo padre, fredda come il marmo - mormorò Netta.
-
Lo vedremo, al momento buono. Quando saprà che i soldi di Maddalena
sono in un altro posto. Voglio proprio vedere che faccia farà. - Cia
strinse gli occhi in un sorriso verso la contessa che le stava
guardando, e con un leggero strattone guidò la sorella verso la
navata che, lentamente, si stava riempiendo.
1
Piemontese: E’ arrivato (il caldo)
2
Piemontese: zia
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